Un Buondi si vede dal Social


Per oggi avevamo in programma un post sui siti web; da una settimana, però, i social media hanno portato alla ribalta il caso "Buondì Motta"

Potrei mettermi qui a fare la morale, ad esprimere opinioni a favore o contro, essere ironica o esternare disgusto; qualunque reazione sarebbe lecita ed avrebbe i suoi sostenitori: che cos’ha di nuovo questo spot? È dissacrante? Volgare? Provocatorio? Geniale? Innovativo?

Ognuno di noi ha un proprio metro di giudizio in merito ed ogni commento ha scatenato risposte e contro risposte, sia da parte degli spettatori/utenti, sia da parte della ditta stessa, sia da parte della stampa, senza contare i meme; ma non è per questo che ho deciso di scriverne.

Voglio invece analizzare la capacità di marketing di questa pubblicità, sospendendo giudizi morali e personali.

La sua vera capacità di marketing è quella di averci messo davanti ai nostri limiti personali, di averci portato posizionare la nostra personale asticella, oltre cui non siamo disposti ad andare.

Siamo tutti intenti a discutere di questi due spot, a confrontarci su di essi perché, più o meno inconsciamente, ognuno di noi cerca nelle altrui osservazioni i suoi simili, altri con le nostre stesse sensibilità e, nel contempo, usa le altrui osservazioni per “sfoltire” il proprio entourage social, scartando chi proprio esprime opinioni in netto contrasto con le nostre.

La grande genialità nascosta di questa pubblicità sta nell’aver colto i germi del mutamento social; un mutamento ancora molto latente, ma che sta iniziando a farsi spazio: i social ci hanno fatto scoprire che il confronto non è così bello e semplice, che il politically correct non ha sortito gli effetti sperati.

Questa pubblicità ha voluto schierarsi ancor più di quanto abbia fatto Ikea con i suoi spot “complottisti”. Per quale scopo? È la domanda apparentemente più logica che un imprenditore medio si farà davanti a questa scelta; perché rischiare di perdere un’ampia fetta non solo del proprio target, ma anche di clientela acquisita?

La strada aperta da Ikea con gli sberleffi ai "complottisti" è stata seguita ed ampliata dalla Motta sull’onda di analisi di mercato; potete stare certi che per ogni cliente perso, Motta si sarà assicurato l’interesse di almeno tre potenziali clienti.

In questi spot c’è un concentrato delle contrapposizioni social, delle diverse visioni del mondo; gli spot sono continue citazioni di altre “immagini” del nostro inconscio pubblicitario e sociale.

Potete stare certi che una società come Motta avrà dato degli input ben precisi ai pubblicitari: dopo aver richiesto di analizzare il pubblico di tutti i social, aver valutato le interazioni, le preferenze sia dei clienti sia dei potenziali clienti, avrà stilato una tabella degli argomenti da trattare, tenendo conto dei gusti del pubblico ed avrà dato ai pubblicitari il compito di costruire uno spot che potesse essere condiviso sia dai favorevoli sia dai contrari, con ampie motivazioni, creando una rapida espansione del messaggio, improponibile con una normale campagna pubblicitaria classica.

Che dire? Buondì Motta!

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